SEO Negativa: Cos’è e come ci si difende

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Per tenersi al passo con la continua evoluzione dei motori di ricerca, l’intera industria SEO ha subito enormi cambiamenti negli ultimi anni. Come risultato, molti marketer hanno dovuto mutare in modo significativo le proprie strategie online perché posizionarsi nei primi posti delle SERP per keyword competitive è diventato sempre più difficile.
Da un punto di vista semantico, non si può negare che i search engine siano oggi decisamente più evoluti rispetto al passato. Tuttavia, nel tentativo di arginare il problema dello spam, sono state prese delle scelte che hanno finito per far emergere un nuovo tipo di SEO, chiamata “SEO Negativa”.


Come se non fossero già abbastanza le grane che un imprenditore deve affrontare, ecco che ne compare una nuova: tecniche SEO usate in modo scorretto per indurre i motori di ricerca a penalizzare siti concorrenti.
Nell’articolo che segue cerchiamo di fare chiarezza su un fenomeno purtroppo sempre più diffuso, fornendo delle soluzioni per tutelarsi ed evitare che il proprio sito cada vittima dei malintenzionati.

 

Negative SEO: cos’è e quali sono le tecniche utilizzate

Con l’espressione Negative SEO, o SEO Negativa, si intende il complesso di strategie messe in atto con l’intento di arrecare danno e compromettere la reputazione di un altro sito web in termini di posizionamento sui motori di ricerca.
Pur avvalendosi di tecniche molto simili a quelle di ottimizzazione, lo scopo della negative SEO è diametralmente opposto in quanto cerca di sabotare il posizionamento sui search engine dei siti rivali.
A causare questo fenomeno sempre più consolidato è stata la decisione, da parte dei motori di ricerca, di correggere il fenomeno dello spam-engine penalizzando anche il sito linkato. In pratica, per arginare l’abuso di backlink non naturali, i motori di ricerca hanno deciso di perfezionare gli algoritmi in modo che considerassero questi link di nessun valore, penalizzando non solo la risorsa linkante, ma anche quella linkata. In tal modo però è venuta a crearsi una situazione in cui si cerca di distruggere la concorrenza comprando link “cattivi” che puntino verso il sito rivale.
Alcune delle più comuni tecniche di SEO negativa includono:

  • uso di link di bassa qualità, meglio se collocati in posizioni penalizzanti, come wide site (cioè nelle sidebar o nei footer) o do follow (in forum e community);
  • hackeraggio del sito rivale con link esterni che indirizzano verso siti di dubbia qualità;
  • ottimizzazione dei badlink su un anchor text commerciale;
  • scraping, cioè duplicazione dei contenuti;
  • hacking dei sottodomini;
  • inserimento da parte di siti bannati di redirect 301 fraudolenti verso un sito per danneggiarne la reputazione.

Matt Cutts (ex capo del web di spam team di Google) affronta la questione della SEO negativa, in questo video:

Come difendersi dalla SEO negativa

La regola d’oro per tutelarsi dalla SEO negativa consiste nel monitorare costantemente la situazione e nel reagire prontamente qualora notassimo delle irregolarità.
Per eliminare i backlink malevoli, si può utilizzare Search Console di Google (Google Webmaster Tool), ovvero gli strumenti per i Webmaster messi a disposizione da Google che permettono di visualizzare la lista degli ultimi link in entrata; nell’ipotesi che ve ne fossero di cattivi, è possibile chiedere direttamente ai siti di provenienza la loro eliminazione, oppure utilizzare la funzione “Disavow” di Google per segnalare al motore di ricerca di non accettare collegamenti ipertestuali derivanti da un determinato dominio.
Dopo aver rimosso ciò che ha causato la penalizzazione, è opportuno inviare a Google una richiesta di riconsiderazione.
Onde evitare la rimozione involontaria di link “buoni”, che concorrono al buon posizionamento del sito, si consiglia di ricorrere alla funzione disavow solo in presenza di notifica di infrazione, preoccupandosi di togliere i link spammosi uno ad uno.
Per un monitoraggio dei link entranti più completo, si possono utilizzare in aggiunta gli “Strumenti per Webmaster di Bing” ed altri servizi online tra cui Majestic SEO, Moz, Link Detox, ecc.
Per svelare la copia automatica dei contenuti, lo strumento più valido è costituito dalle query di Google e dall’analisi delle Search Engine Results Page.
Gli “Strumenti per i Webmaster” si rivelano utili anche contro l’hacking, in quanto avvisano subito della presenza di codice malevolo eventualmente “iniettato” nel sito web; non segnalano però i badlink esterni, che è possibile individuare esclusivamente tramite un monitoring con un programma spider client di tutte le web page del sito.

Conclusione

Ricapitolando, sono diversi i presupposti che hanno favorito la nascita della SEO negativa: l’eccessiva importanza attribuita dai motori di ricerca ai backlink, gli errori negli algoritmi dei search engine, i problemi di sicurezza dei siti web e, ovviamente, l’esistenza di malitenzionati che preferiscono convogliare le proprie forze nel tentativo di compromettere il lavoro altrui anziché cercare di dar vita a qualcosa di originale e che sia di utilità per gli utenti del web.
Come si è visto, l’idea di penalizzare chiunque tenti di manipolare il ranking organico si è rivelato l’approccio sbagliato. Piuttosto, basterebbe che i motori di ricerca escludessero il fattore link dall’algoritmo di posizionamento.
Oppure, considerando l’importanza dei link nel determinare la popolarità di un sito, si potrebbero semplicemente computare solo i link che provengono da siti prestigiosi.
Poiché i link esterni sono più o meno oltre il controllo del webmaster, sembrerebbe che per i competitor sia molto facile violare altri siti web. In realtà fare SEO negativa non è affatto semplice. Prima di tutto perché Google ha creato un tool (Disavow) che permette di rifiutare i backlink negativi, poi perché, trattandosi di un’attività illecita, poche aziende correrebbero il rischio di intraprendere una campagna di negative SEO.
In ultima analisi, è estremamente importante monitorare costantemente i fattori SEO che possono essere facilmente manipolati dalla concorrenza e che rendono quindi il sito web più vulnerabile, come, ad esempio, i backlink.
E voi cosa ne pensate?
Vi è mai capitato di finire vittime di un attacco di SEO negativa?
Se si, come vi siete comportati?

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