Intervista ad Andrea Moro: il SEO nel regno unito

Oggi vi presentiamo un’interessante intervista ad Andra Moro… un SEO che ci racconterà la sua esperienza all’ESTERO…

Ciao Andrea Raccontaci un po’ di te?

andrea-moroMi chiamo Andrea Moro, sono un appassionato di informatica da quando avevo 8 anni e da quando mio padre mi regalò il C64.
Qualche anno più tardi, il mio primo pc e nel 1994 la prima esperienza con Internet, di cui mi sono subito innamorato e con cui oggi lavoro attivamente nell’ambito del posizionamento nei motori di ricerca o SEO che dir si voglia.
Credo – ma ovviamente non ne ho la certezza – di essere stato uno tra i primi italiani ad aver avuto Internet in casa. A quei tempi la connessione ci regalava a malapena una 24.8Kbaud al secondo. Non oso nemmeno ricordare i tempi, anche se potrei benissimo paragonarli a molti posti in cui ancora oggi l’ADSL non esiste e vedo gente navigare a 56K.
La chat è stato senza dubbio il primo elemento con il quale ho familiarizzato tra i vari strumenti che all’epoca metteva a disposizione Internet. Ore interminabili davanti al monitor e tastiera, fino a notte fonda e anche più.
A seguire il WWW; il primo sito che ho fatto è datato 1996 che forse dovrei ancora conservare da qualche parte, ma detto fra noi non voglio nemmeno guardarlo … il resto è storia, che potete leggere un pò ovunque nei vari siti dove trovate il mio profile, incluso anche il mio sito personale rivolto al personal branding.

Quali sono le principali differenze tra la SEO italiana e la SEO inglese

Budget. Direi che con questa parola posso praticamente riassumere la risposta.

Quando ero in Italia e gestivo i miei accounts era una lotta continua a far capire alle aziende che fare SEO e gestire social media non è una mera questione di un paio di modifiche che fai in 10 minuti.

Ci sono diverse componenti, tipo ricerca e reverse engineering, che sono invisibili e intangibili in termini di risultati. In questo scenario il cliente, che già a malapena concepisce la modifica alla pagina, non riesce a capire il valore aggiunto di queste attività invece indispensabili.

Ne deriva un approccio totalmente diverso a come si instaura una relazione con la propria clientela. E per tornare al discorso iniziale, il cliente italiano si aspetta un preventivo con il quale giocare al ribasso, aspettandosi che con un prezzo dimezzato la “scatola di pomodori” sia la stessa.

In Inghilterra, seppur vero che sto lavorando e ho lavorato con clienti grandi del tipo Burberry, Exxon, AXA, (ma ho anche approcciato clienti relativamente piccoli per vedere che aria tira) il concetto è diverso.

Si fa un’esame a spanne di quello che serve, si quantizzano le ore, si fa un preventivo che si trasforma in budget che viene approvato e con il quale poi si lavora. Senza troppi giri di sconti.

Le aziende UK hanno capito l’importanza per il loro sito di essere online correttamente e investono (a volte anche troppo e spesso troppo male – scegliendo partner inadeguati).

Certo, poi vi sono altri problemi con queste realtà: ad esempio aziende troppo grandi hanno troppi processi burocratici interni e poco margine di immediata implementazione. Ne parlavo di questo in un mio recente articolo sulla burocrazia in una azienda inglese che ho pubblicato sul mio blog inglese.

Come per tutte le cose vi sono i diversi lati della medaglia.

Immagino che anche le grandi aziende in Italia abbiano le stesse esigenze di planning finanziario, ma quante sono le grandi aziende in Italia? Poche! La maggior parte del paese va avanti con realtà medio-piccole il cui concetto del preventivo al ribasso è un gioco forza.

Mi dispiace deludere i lettori che magari si aspettavano una risposta più tecnica. Differenze di questo tipo in realtà non ve ne sono e la SEO è praticamente la stessa per tutti.

Quello che ho notato in due anni a questa parte è invece la sovrabbondanza di strumenti (tools online, spesso non funzionanti per la nostra lingua), che grazie ai budget più corposi si possono acquistare o utilizzare come parte della strategia.

Se la volessi mettere più sul lato professionale, invece, ho notato nel farmi la mia cerchia di contatti e conoscenze, che la maggior parte delle persone in Inghilterra è una gran chiacchierona. Poche sono le persone realmente professionali che sanno il fatto loro. E questo non saprei se è un bene o un male.

Sento dire spesso che la SEO è morta.

La figura del tuttologo qua in Inghilterra non esiste.

Ogni persona ha il suo ruolo e la sua specializzazione. Non esiste quello che fa il sito internet, che sa fare anche SEO, che si improvvisa PPC manager e poi fa qualche tweet spacciandosi anche per Social media manager e magari rivende lo spazio hosting gestendo la posta elettronica.

E questo vale sia per le grandi che piccole aziende. Se dovessi rispondere sul perché della separazione netta dei ruoli, andrei sicuramente off-topic, ma è qualcosa che per molti versi è veramente positiva (più posti di lavoro per tutti).

Questa separazione, se da un lato questo comporta il relazionarsi con molte più persone e società, dall’altro allunga i tempi di implementazione (che non è mai una cosa positiva).

Quindi per rispondere alla domanda, no, non credo che la SEO sia morta. Del resto fare SEO ancora una volta non è fare un paio di modifiche alla pagina del sito. E ammesso che fosse solo questo, navigando per la rete ogni giorno, mi imbatto quotidianamente in siti che necessitano di molte attenzioni, quindi no, la SEO decisamente non è morta.

Andrea mi ha informato che per tutti coloro interessati a trasferirsi in UK, adesso e’ disponibile una guida per trasferirsi nel regno unito chiamata Jump!

Quali sono le modifiche che potrebbero modificare il panorama SEO nei prossimi anni.

Le modifiche avvengono all’ordine del giorno. Gli esperimenti che i motori di ricerca fanno avvengono sotto i nostri occhi senza che talvolta ce ne accorgiamo. Non sarei pertanto così lungimirante e non vorrei guardare troppo lontano.

Quando si parla di modifiche, potremmo anche parlare sia di implementazioni per un motore esistente che della nascita di un nuovo player (come Blekko) che potrebbe dettare cambiamenti radicali in quelle che sono le scelte future di tutti coloro che lavorano nel web marketing.

A mio avviso oggi il web sta richiedendo a gran voce un web più pulito ed omogeneo, che si traduce in un concetto di verticalizzazione.

Non è un concetto affatto nuovo. Esistevano i portali prima, esisteranno dopo, ma da un punto di vista dei motori di ricerca, questo concetto non è ancora persistente.

Prendiamo Google, restituisce un insieme di risultati (a pagamento e non) eterogenei che non necessariamente esaudiscono la richiesta dell’utente. Provate ora ad immaginare di poter scegliere solo tra risultati che parlano dello stesso soggetto.

Cosa pensate accadrebbero al CTR e al bounce rate di un sito in uno scenario come questo? E alla fidelizzazione?

Questa è ovviamente la mia idea. Ci sono diverse strade che si possono intraprendere e diverse esigenze, molte delle quali di mercato, che detteranno la direzione di marcia.

Nella maggior parte dei casi siamo giocatori passivi, perché in fondo le regole non le dettiamo noi come professionisti, ma sono gli utenti parte del sistema. Tuttavia, è anche vero che come professionisti abbiamo il compito di educare e non è detto quindi che la mia attuale visione (ed esigenza) di verticalizzazione non corrisponda prima o poi a quella di altri lettori di questo sito.

Giusto per non lasciare dell’amaro in bocca ai lettori, sottolineo quella che è invece una modifica a cui tutti i vari player di mercato dovranno sempre più abituarsi. La necessità di una rinnovata strategia di comunicazione (professionale) tra quella che è la SEO e il Social Media. La nascita e – almeno per il momento – anche l’affermazione di Google+ stanno ancora una volta rimarcando l’importanza di una strategia congiunta tra questi due aspetti del web

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